Sondaggisti temono per le elezioni del prossimo 4 marzo un
notevole calo dei votanti.
Sciameranno alle urne i numerosi candidati, così come i loro
familiari ed ammiratori, tra i quali molti debitori, od aspiranti tali.
Consensi d’altro genere sarebbero difficili da comprendere.
Non sono titolato a grandi analisi, valuto dal mio osservatorio
minimo di cinquantenne, lavoratore autonomo e padre di tre figli in quello che
si chiamava mezzogiorno, prima che il riscaldamento globale ci sottraesse anche
l’eccellenza climatica.
Ho votato per la prima volta alle elezioni europee del 17 giugno
1984, quando anche nei piccoli paesi i liberi professionisti erano agiati e stimati,
i loro figli ricevevano tutta l’istruzione necessaria da decorose scuole
pubbliche e cure gratuite dal Servizio Sanitario Nazionale. Quando si giungeva
alla mezz’età si cominciava a valutare l’opportunità della quiescenza
lavorativa, garantita dal sistema previdenziale.
Non mi pare che queste condizioni di vita siano state
migliorate, nè vedo attorno a me altri indizi che possano convincermi di non
aver sprecato trentaquattr’anni di voti.
Anche volendo farsi trascinare da un impulso di obbedienza
civica, risulta difficile stabilire quale dei candidati proposti sia il meno
peggio.
Per poter votare non è più sufficiente turarsi il naso, occorre
anche bendarsi gli occhi e tapparsi le orecchie, ma un tale stato d’invalidità
non consentirebbe di raggiungere il seggio per compiere le necessarie operazioni.
Due coalizioni si propongono agli elettori.
Il leader di una è talmente abituato a raccontare palle che non
si può credere nemmeno alla sua candidatura. Potrebbe essere l’ennesima palla.
I leader dell’altra coalizione invece sono veramente candidati.
Sì, è ridicolo, ma è così.
C’è poi un movimento, organizzato con una piattaforma on-line,
tipo Amazon, ma senza il diritto a restituire gli acquisti.
Dunque, se hai scelto l’oggetto perchè sembrava bello sul
monitor, ma non ti piace quando te lo consegnano a casa, devi tenertelo, per
almeno cinque anni.
Tralascio quei raggruppamenti residui, costituiti da chi non
aveva trovato posto altrove: l’accoglienza è un dovere cristiano, ma solo verso
chi ne abbia estrema necessità.
Non so poi fino a che punto questa competizione elettorale ci
riguardi.
Siamo consapevoli che i nostri figli dovranno cercare altrove
migliori occasioni per realizzarsi, perciò ci preoccupiamo che studino
l’inglese meglio dell’italiano.
Dunque, solo le elezioni nel resto del mondo potrebbero
interessarci; domenica 4 marzo meglio guardarsi le partite.