Powered By Blogger

mercoledì 28 ottobre 2026

MALE FUORI


 

Di recente, è difficile fruire di TV, radio o giornali (se ancora reperibili), che non diano ampio e prioritario spazio agli episodi di violenza e saccheggiamento accaduti una decina di giorni fa a Milano ed in altre città. Sembra quasi che il pubblico italiano scopra oggi l’esistenza del teppismo delinquenziale e ne resti meravigliato e sconvolto. Temo, ahimè, che non sia un fenomeno nuovo né così circoscritto.

Sono già stato spettatore di violenza e teppismo all’interno ed all’esterno degli stadi di calcio, con bilancio di morti e feriti che suscita orrore, ma ho visto persone aggredirsi anche davanti a scuole, discoteche e perfino durante i festeggiamenti di capodanno.

Credo dunque che non siano la rabbia giovanile o l’emarginazione sociale a causare la violenza, costituendone soltanto un’occasione, un pretesto: l’aggressività è forse una insondabile componente della nostra complessità biologica e psichica; non eliminabile, ma che possiamo cercare di incanalare e sopire, affinchè non ecceda in distruttività.

Del resto, questo è uno tra gli obiettivi principali dei due più diffusi prodotti della creatività umana, ovvero la religione ed il diritto, qualche volta in apparente conflitto tra loro, ma sempre accomunati da questo tentativo di controllare la violenza, anche espropriandone i singoli individui.

Ma la forza delle religioni (anche quelle laiche) e dei diritti non si insinuerebbe facilmente nell’animo umano se non utilizzasse quell’apparato di idee, immagini e strumenti che definiamo cultura: termine sminuito in un’epoca ammaliata dalla fascinazione tecnologica.

Sarò un illuso, ma credo che le possibilità di studiare, leggere, andare a cinema, suonare  o recitare siano lo strumento più efficace per prevenire la violenza.

Certo, qualcuno obbietterà, citando l’esempio di Youssef Siher, il trentenne bresciano di origine marocchina che, sebbene acculturato, perché laureato, giornalista e stagista ricercatore, avrebbe incitato alla violenza attraverso i social media.

Ed a questa obiezione non sarebbe sufficiente rispondere che “l’eccezione conferma la regola”: si deve cercare qualche argomento migliore.

Si potrebbe cominciare sostenendo che, come tutti gli strumenti, anche la cultura non ha un’efficacia risolutiva; ma se non elimina il problema probabilmente lo allevia molto, forse più della minaccia di sanzioni.

Poi si potrebbe aggiungere che l’istigatore dovrà essere punito per i reati commessi, però l’istigazione è efficace se è recepita, dunque occorre un pubblico già predisposto a farlo: forse utenti più acculturati, leggendo i social incriminati, avrebbero scrollato oltre.

Per ultimo cito quel proverbio cilentano, secondo il quale il pesce “fète ra’ capo’” cioè: puzza dalla testa, ovvero: quei leader politici di rilevanza mondiale, che hanno esibito l’aggressività nel linguaggio, negli atteggiamenti ed anche nella pratica del potere, certamente non hanno promosso una cultura del dibattito democratico e della conciliazione pacifica tra interessi divergenti.

sabato 19 settembre 2026

RI-LANCIO POPULISTA

 

Braccia con le piu’ diverse lunghezze, pelurie e decadenze, ma tutte ostendono un rettangolino metallico, al quale si rivolgono labbra sorridenti, confidenti nella notorieta’.
Ed un susseguirsi di post, reel, chat, like, vocal, ma sopratutto drink, sì molti, molti drink.
Si chiudono edicole e non si aprono librerie; le nuove insegne sono: parrucchiera, estetista e palestra, perché la mente sana sta nel corpo sano, se di taglia slim.
È questa lo spirito del nostro tempo: il bisogno di immediata approvazione, che si può ottenere solo per ciò che appare in superficie, perché andare oltre richiederebbe tempo, e conoscenza e fatica.
Ovvio dunque che allo spirito della superficialita’ si ispiri la politica, quell’attivita’ che piu’ di altre si fonda sulla pubblica approvazione, almeno per quella parte fondamentale costituita dalla competizione elettorale.
Ammettiamolo: il leader politico, per risultare vincente, dovrà innanzitutto essere piacente, e percio’ meglio che sia giovane, allegro e di bell’aspetto.
Dimentichiamoci quei noiosi intellettualoni degli anni ‘70 ed il loro lessico da accademici: per vincere non c’e’ tempo di convincere, serve uno spot veloce che piaccia subito a tanti, grandi e piccini.
Credo che alla fine, per queste ragioni, l’attuale opposizione parlamentare scegliera’ come suo prossimo leader elettorale la neo-sindaca di Genova, un personaggio artificiale, ma ben costruito, con tutti i requisiti al posto giusto, incluso il biondo platinato che spicca meglio nelle foto.
Il populismo è un elemento imprescindibile per il maggior consenso possibile ed a quello di destra se ne dovrà contrapporre uno di sinistra. Turandomi il naso, lo scegliero’.

domenica 26 luglio 2026

Carlo Bastasin, "Viaggio al termine dell'Occidente", Luiss, 2019

 

"Questa trasformazione economica crea un disagio che proprio la natura intangibile delle qualità coinvolte trasmette al livello psicologico. L'insuccesso non è associato alla minore quantità di capitale o di lavoro, come in passato, ma alle qualità dell'individuo, su cui pesano minorità culturale o difetti di origine familiare, quasi incoffessabili, che ognuno infatti fatica a riconoscere come propria responsabilità. Nella distanza tra sogno e realtà, il sospetto sulla verità pubblica è diventato così uno status mentale: dubitare degli altri accresce l'autostima. Nel momento di maggior disagio, nel corso delle crisi, la sfiducia porta a sospettare perfino del pensiero razionale, i vaccini, il riscaldamento globale, i diritti costituzionali. Al momento della crisi che ha destabilizzato le certezze di milioni di individui, il sospetto di un gigantesco inganno, che per la prima volta si manifestava visibilmente, ha incendiato gli animi"