Powered By Blogger

mercoledì 1 luglio 2026

GOLPE DI SOLE


 

Era la notte tra il 9 ed il 10 luglio del 1992 quella in cui il Governo Amato varò una manovra d’urgenza per prelevare dai conti correnti degli italiani lo 0,6% di quanto vi risultava depositato la mattina precedente. La misura suscitò scalpore, anzi scandalo, perché si trattava di un prelievo non preavvisato, in dispregio a quelle regole di legge, ma anche di buona educazione, che impongono di avvertire prima di entrare, soprattutto quando si tratta di entrare nelle tasche altrui.

Evidentemente, i governanti preferiscono propinare le scelte più indigeribili mentre gli italiani si cimentano nei tuffi a mare, e la canicola ne rallenta la reattività.

L’ultimo caso è quello della legge elettorale, denominata melonellum o stabilicum (ma sarebbe meglio paraculum), con la quale sostanzialmente si stanno contraddicendo tutti i principi della democrazia parlamentare introdotti con la Costituzione del 1948.

Infatti, se nella Costituzione il capo di Governo viene indicato dal Presidente della Repubblica, col paraculum si nominerà da sé stesso, inoltre nominerà i parlamentari, che dovrebbero invece essere eletti dal popolo, e si eleggerà con la sua sola maggioranza il Presidente della Repubblica, il meno imparziale possibile.

Non è un delitto proporre di cambiare l’assetto istituzionale dello Stato, passando da un sistema parlamentare ad uno iper-presidenziale, nel quale sono sterilizzate le prerogative di tutti i soggetti diversi Governo, ma il fatto che un tale cambiamento venga realizzato senza discuterne, senza informare i cittadini e, soprattutto, approfittando delle loro distrazioni balneari, fa pensare che, anche stavolta,  si voglia fregargli qualcosa che credevano di aver messo al sicuro.

giovedì 18 giugno 2026

Luciano Floridi, "La quarta rivoluzione", Raffaello Cortina Editore, 2017


 "ci stiamo spostando dall'essere parte del consenso politico al prendere parte a esso, è tale partecipazione è sempre più 'temporanea', 'su richiesta', 'orientata ad un fine', ed è tutt'altro che stabile, permanente o di lungo periodo. Se la politica assomiglia in modo crescente al commercio, ciò accade perchè, in entrambi i casi, l'interlocutore, il cittadino-consumatore, deve essere convinto ad agire nel modo auspicato ogni volta daccapo. L'appartenenza fedele non è la posizione di default: al contrario, richiede quindi di essere costruita e rinnovata tanto in relazione ai prodotti politici quanto a quelli commerciali. Raccogliere consenso su specifici temi politici è diventato un continuo processo di riattivazione dell'impegno. Non è questione di una limitata soglia di attenzione. Il generico lamento per cui le nuove generazioni non sarebbero più in grado di prestare un'attenzione continuata ai problemi politici è mal riposto. Si tratta, in fin dei conti, della generazione capace di stare per ore incollata alla tv a guardare una serie televisiva un episodio dopo l'altro. La questione è piuttosto quella di rinnovare ogni volta l'interesse senza precipitare in un sovraccarico di informazioni (una nuova crisi, una nuova emergenza, una nuova rivoluzione, e così via) e di questioni politiche eccessivamente impegnative (quante volte dobbiamo intervenire urgentemente?). Dunque il problema è comprendere cosa possa motivare ripetutamente gli agenti a fornire il loro consenso e ad impegnarsi, e che cosa accada quando tali agenti preferiscono stare lontani dalle attività dei sistemi politici, occupando una sfera sociale d'identità civile, ma apolitica. Se non si coglie questo passaggio si finisce probabilmente per non comprendere l'apparente incoerenza tra il disincanto individuale nei confronti della politica e la popolarità dei movimenti globali, dell'attivismo, del volontarismo e delle mobilitazioni internazionali, nonchè delle ltre forze sociali che hanno forti implicazioni politiche. Ciò che è moribonda non è la politica, ma la politica storica, fondata su partiti, classi, ruoli sociali definiti, manifesti e programmi politici, e lo stato sovrano, che ricercava la propria legittimazione politica una sola volta e che l'usava finchè non gli era revocata"

lunedì 16 marzo 2026

Marzo-Aprile 2026: una Passione per la democrazia

Si avverte in questi giorni la sensazione di un epilogo cruciale per valori che ritenevamo consolidati ed indiscutibili.

I meccanismi democratici rischiano di essere cancellati a causa del loro stesso funzionamento, in quanto possono determinare l’attribuzione di potere decisionale a soggetti che non intendono esercitarlo in conformità a quei criteri che hanno consentito tale attribuzione.

E’ evidente la tendenza a ridurre al minimo la funzione degli organi assembleari e dei controlli giurisdizionali: le decisioni dovrebbero misurarsi solo con riferimento alla velocità con cui vengono adottate, a prescindere da ogni adeguata e preventiva composizione dei diversi interessi coinvolti.

Le relazioni inter-nazionali ed inter-personali sembrano avviate a conformarsi a parametri nuovi, o forse molto antichi, certo ignoti all’attuale popolazione di quello che si definiva mondo occidentale.

La sovranità non si sostanzierà nella sola rappresentanza popolare, se non sarà assistita dall’adeguata disponibilità di energia, dunque dei carburanti impiegati a produrla.

Nelle prassi quotidiane il comune cittadino impiega quantità di energia impensabili fino a qualche decennio fa: viaggia in aereo, acquista merci trasportate per migliaia di chilometri,  utilizza tecnologie comunicative ed informatiche che richiedono alimentazione continua e crescente.

Per una semplice ricerca su Google si consumano circa 2,26 kilowattora, impiegando invece la cosiddetta Intelligenza Artificiale questi consumi si moltiplicano per dieci.

Il progredire delle attività umane svolte con ausilii tecnologici lascia pensare che la dotazione energetica sarà il presupposto di qualunque organismo politico che intenda determinarsi in maniera indipendente.

E solo la necessità del controllo sui carburanti può motivare al conflitto bellico, nessun’altra causa, nè umanitaria né politica.

Di fronte a tali sviluppi storici e tecnologici si rivela tutta l’inadeguatezza dei patti stipulati sulla fragile carta  nella forma delle Costituzioni nazionali: quella degli Stati Uniti d’America, la prima dell’età moderna, sembra essere anche la prima destinata a smaterializzarsi e svanire