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lunedì 12 gennaio 2026

DAL DISORDINE AL RIEQUILIBRIO


 

“Amare l’amaro del nostro tempo”: a questo ci esortava nel 1951 Alberto Savinio (all’anagrafe Alberto De Chirico), artista immaginifico e di stile accurato, la cui intelligenza critica gli ha garantito la minor celebrità possibile.

E tanto più necessaria è questa esortazione per i tempi attuali, infusi di confusione e straniamento, nei quali i riferimenti culturali disponibili, anche quelli faticosamente acquisiti con lo studio e pratica, si dimostrano inadeguati ad interpretare la realtà ed a parteciparne.

L’idea di Stato Nazionale, concepita nel XVII secolo e progressivamente concretizzata nell’emisfero occidentale del pianeta, si rivela inadeguata agli interessi contemporanei, e proprio tale declino ideologico induce i soggetti politici ad invocarne la piena restaurazione, come se la tecnica istituzionale potesse fondarsi sulla nostalgia.

E sempre rivolto al passato è il modello di un potere politico ultranazionale legittimato esclusivamente dalla capacità bellica, che si autopromuove come attuatore di una volontà divina a distribuire maggior ricchezza, da consumare senza limitazioni.

La confusione e lo straniamento si diffondono, diventano spirito del tempo, e vediamo incrementarsi il disagio psichico delle nuovissime generazioni, la cui energia vitale è compressa ed assorbita da una tecnologia troppo veloce per essere ben metabolizzata.

Tutto cambia e troppo velocemente, ma se a difendersi non servirà il recupero del passato, nemmeno sarà utile la resistenza al cambiamento, anch’essa antistorica ed improduttiva.

Non possiamo rinunciare al ruolo delle istituzioni politiche, ma è indispensabile che queste cambino per rispondere alle esigenze della contemporaneità: arroccarsi a difendere concetti novecenteschi significherebbe rinunciare ad evolverli, mentre sono stati loro stessi il risultato di un’evoluzione, che non può arrestarsi.

Vale allora un’altra esortazione, del 1993, del diplomatico francese J,M Gue’hnno, anch’egli poco celebre : “La fine dell’età dei lumi e della sua ambizione di rivelare con la politica l’ordine della ragione non sarà necessariamente una rinuncia alla ragione ed un ritorno ad oscure passioni. Ma, per evitare questo rischio, bisogna ritrovare la saggezza, cioè preservare l’indipendenza dello spirito non più soltanto dalla polizia dei dittatori ma dall’impoverimento delle coscienze”

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