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giovedì 18 giugno 2026

Luciano Floridi, "La quarta rivoluzione", Raffaello Cortina Editore, 2017


 "ci stiamo spostando dall'essere parte del consenso politico al prendere parte a esso, è tale partecipazione è sempre più 'temporanea', 'su richiesta', 'orientata ad un fine', ed è tutt'altro che stabile, permanente o di lungo periodo. Se la politica assomiglia in modo crescente al commercio, ciò accade perchè, in entrambi i casi, l'interlocutore, il cittadino-consumatore, deve essere convinto ad agire nel modo auspicato ogni volta daccapo. L'appartenenza fedele non è la posizione di default: al contrario, richiede quindi di essere costruita e rinnovata tanto in relazione ai prodotti politici quanto a quelli commerciali. Raccogliere consenso su specifici temi politici è diventato un continuo processo di riattivazione dell'impegno. Non è questione di una limitata soglia di attenzione. Il generico lamento per cui le nuove generazioni non sarebbero più in grado di prestare un'attenzione continuata ai problemi politici è mal riposto. Si tratta, in fin dei conti, della generazione capace di stare per ore incollata alla tv a guardare una serie televisiva un episodio dopo l'altro. La questione è piuttosto quella di rinnovare ogni volta l'interesse senza precipitare in un sovraccarico di informazioni (una nuova crisi, una nuova emergenza, una nuova rivoluzione, e così via) e di questioni politiche eccessivamente impegnative (quante volte dobbiamo intervenire urgentemente?). Dunque il problema è comprendere cosa possa motivare ripetutamente gli agenti a fornire il loro consenso e ad impegnarsi, e che cosa accada quando tali agenti preferiscono stare lontani dalle attività dei sistemi politici, occupando una sfera sociale d'identità civile, ma apolitica. Se non si coglie questo passaggio si finisce probabilmente per non comprendere l'apparente incoerenza tra il disincanto individuale nei confronti della politica e la popolarità dei movimenti globali, dell'attivismo, del volontarismo e delle mobilitazioni internazionali, nonchè delle ltre forze sociali che hanno forti implicazioni politiche. Ciò che è moribonda non è la politica, ma la politica storica, fondata su partiti, classi, ruoli sociali definiti, manifesti e programmi politici, e lo stato sovrano, che ricercava la propria legittimazione politica una sola volta e che l'usava finchè non gli era revocata"

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