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lunedì 11 marzo 2013

Per Quali Motivi? (1)


Per quali motivi la sentenza penale deve essere pronunciata "subito dopo la chiusura del dibattimento" (art. 525 CPP) mentre quella civile può essere depositata "entro 60 giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica" (art. 275 CPC)?
Insomma, in un processo per omicidio, appena finita l'udienza, il giudice dovra' chiudersi in ufficio e non potrà tornarsene a casa prima di aver letto al pubblico la sua decisione.
Se invece la signora del piano di sopra ha lasciato il rubinetto aperto e vi ha allagato la casa, per una sentenza di risarcimento dovrete aspettare, dopo la conclusione della causa, che gli avvocati si scrivano tra loro quello che nel frattempo e' accaduto, poi, entro altri 60 giorni, il giudice dovrebbe  decidere (ma se non rispetta questo termine potrete solo attendere ancora).
Avete la sensazione che si conceda meno tempo alle questioni  più rilevanti e si sprechino gli anni per le futilità?
Anch'io.

PALAZZI MARZIANI


Salgo ad Agropoli sul treno delle 7,37; mentre leggo il giornale una donna piange al cellulare, parla una lingua straniera, dell'est- Europa. 
Sceso a Napoli Centrale mi avvio alla Metropolitana, una prima barriera la trovo sulle scale: la Circumvesiana ferma costringe tutti da questa parte. Un secondo argine, più impegnativo, per salire sul vagone. Un'aspirante passeggera dirige le operazioni: "Entrate nei corridoi!....Nei corridoi!...Se non saliamo tutti da qui non si parte!"
Dentro, stretto tra studenti che si sistemano la cresta ed extracomunitari  assorti, e' semplice rimanere in equilibrio, tranne alle fermate: a Montesanto sale addirittura una gita scolastica, chissà se avevano programmato una gita alla Città' della Scienza, ieri dissipata nel fuoco.
Procedendo verso Mergellina la calca si dirada, alla stazione percepisco addirittura un vago fremito di spazialità riconquistata.
Sbandiera un tricolore stinto, passandoci sotto accedo alla Corte dei Conti: la dilatazione degli spazi adesso e' violenta, sono proiettato oltre i limiti temporali.
Nel cortile una quiete assoluta, irreale, dalle ringhiere sorrisi e conversazioni serene.
C'è ancora un'argine, prima dell'ascensore, ma qui è tutto satinato, composto, cadenzato. Offro il mio tesserino di avvocato per un pass d'ingresso, corredato di molletta lucida ed efficiente, per non sciuparla la ripongo cautamente nella borsa. 
Al secondo piano tante porte, poche voci; due uscieri si aggirano morbidi, l'andatura inganna: sono spietati inquisitori che ogni tre minuti mi ripetono: "Lei chi è'?...Cosa deve fare?...Esibisca l'avviso...si accomodi ed attenda".
Mi accomodo su pregiato pellame, tra due olii del barocco napoletano, alti tre metri, larghi due, con pescatori scalzi che dispensano la loro merce a contadine in estasi.
L'aula è climatizzata, microfonata, ampia e vuota.
Ispeziono allora i bagni e trovo sapone liquido ed acqua calda.
Ripercorro il corridoio, ancora nessuna voce ma molti monitor accesi, da uno di questi vengo informato sul dramma di Cavani, che da cinque giornate non riesce a segnare.
Torno a sedermi ed attendo che sia dispensata la Giustizia.

giovedì 7 marzo 2013

GIUSTIZIA CON QUALCHE GRILLO PER LA TESTA


Uscire da una fanghiglia che sommerge speranze ed energie: questo il desiderio di molti elettori italiani, espresso con il voto dello scorso febbraio.
La disperazione riformatrice sfida i Palazzi, ancora indenne quello della Giustizia, quando si smuoverà la moltitudine assidua di queste mura?
La giurisdizione ha smarrito il senso della propria funzione: rendere concreti quei principi astratti che consentono la convivenza civile.
Il tempo che avvocati, giudici e personale amministrativo trascorrono nei Tribunali e', per la maggior parte, sprecato in attività inutili, refrattarie alla logica comune.
Tracima un vuoto di senso sul quale galleggia la polvere di formule rimasticate.
Mentre scrivo la televisione diffonde le immagini dell'incendio alla Città della Scienza di Napoli, ma ogni giorno partecipo ad un disastro impercettibile nel suo fragore: l'annientamento della Giustizia.
Quando si constaterà' la compiuta distruzione ci sarà' l'occasione di ricostruire.
Forse avremo magistrati che studiano l'inglese per scrivere un diritto europeo.
Non trascorreremo ore al volante per trasportare carte: bastera' il computer.
Alle udienze si discuterà di fatti noti anche a chi ascolta ed ogni settimana potremo consegnare una sentenza ai nostri assistiti, che non ne derideranno l'efficacia.
Sarà una sorprendente normalità.